Plemy: il nipote ritrova le tracce del rifugiato italiano Giuseppe

foto ewb
In località Guè di Plemy (Francia), là dove Giuseppe è stato bracciante agricolo, il suo nipote Massimo e la moglie Anna-Rita hanno ritrovato i fratelli Gillard che l’hanno conosciuto da bambini; da sinistra a destra, Lydia, Henry, Massimo, Anna-Rita, Francoise, John Paul, Marie-Cecile, l’altro fratello, Laurent non è presente. | GUYOT Jacky

Il Rifugiato Italiano, Giuseppe Rossetto riposa nel cimitero di Moncontour dopo essere stato bracciante agricolo nella città di Plémy. Per una felice coincidenza, la sua famiglia ha ritrovato la sua traccia.

La storia

Riordinando alcune carte, Emmanuelle e sua madre Lydie, figlia di Germaine François Gillard di Gué, a Plémy, ritrovano alcuni documenti appartenenti a Giuseppe, che ha lavorato come bracciante in questo villaggio. Emmanuelle e Lydia si sono interessate alla sua storia ed hanno effettuato ricerche su internet ritrovando la famiglia.
Giuseppe Rossetto, qui chiamato Joseph, è nato 21 ottobre 1893 a Limena, (PD) in Italia.
È arrivato in Francia nel 1930 e non è mai ritornato nel suo paese.
Così attesta la sua carta di soggiorno di residente privilegiato ritrovata negli archivi della casa di riposo di Saint-Thomas-de-Villeneuve a Moncontour.

“Ciao nonno, sono venuto a trovarti! “

Uno dei fratelli di Lydia ricorda: “Giuseppe aveva il suo posto a capo tavola e una camera nella nostra casa. Egli faceva parte della nostra famiglia. Timoroso, quando eravamo bambini ci divertivamo a spaventarlo! “.
E’ arrivato a Guè nel 1958 o 1959, ha lavorato come bracciante agricolo fino al 10 novembre 1966. Giuseppe compiuti 73 anni, si è ritirato presso la casa di riposo di Moncontour, dove ha finito i suoi giorni nel novembre 1977.
E’ stato sepolto nel cimitero di Moncontour e la sua tomba è ancora accudita dalla famiglia Gillard.
“Noi sapevamo poche cose di Giuseppe. Egli aveva un forte accento. Noi eravamo molto giovani e lui già vecchio. Era partito dall’Italia per andare a lavorare nel nord della Francia.
Nel 1939, durante la guerra, insieme ad altri tre stranieri, sono arrivati alla stazione in località Tantouille senza dubbio per nascondersi.
Alla Liberazione, lui è l’unico che è rimasto a lavorare nel paese, alla caffetteria e presso la fattoria di Louis Mercier, prima di venire presso la nostra casa. ”
Giuseppe partì dall’Italia, lasciando la moglie Albina, 36 anni e cinque figli, Ippolito è nato nel 1920, Alberto nel 1922, Clelia nel 1924, Tecla nel 1928 ed Elsa nel 1930.
La sua famiglia era in difficoltà economiche, ed egli è andato a lavorare lontano da casa, dando sue notizie fino 1939-1940, poi più nulla. La sua famiglia lo ha creduto morto!
Oggi, Elsa è ancora in vita e Massimo, uno dei suoi figli, ci ha fatto sapere che “Mia madre non ha mai conosciuto suo padre. Lei è felice che egli sia stato accolto nella vostra famiglia, che abbia superato le difficoltà della guerra e che abbia trovato un raggio di luce in mezzo a voi … ”
Un giorno, nel mese di luglio 2017, Massimo ha incontrato i fratelli Gillard alla Guè, dove Giuseppe ha vissuto.
In raccoglimento sulla sua tomba, ha deposto un biglietto con un messaggio: “Ciao nonno, sono venuto a trovarti! ”
Ora che si sono  conosciuti, essi tornano a Verona, dove vive Elsa e la famiglia.

Pubblicato su Ouest France il 2017/07/24 alle 16:01

 

 

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